lunedì 12 marzo 2012

La parola al posto giusto: "stizza"




Se per un musicista è fondamentale conoscere le note, per uno scrittore è fondamentale la conoscenza delle parole.


Tutti abbiamo imparato il significato della parola amore come quello della parola odio. Dietro a queste parole si evocano dei sentimenti molto forti che sono vissuti diversamente da ogni singola persona.

Pensate alla Rosa: il ricordo di questa parola evoca, oltre che l'immagine del fiore, anche il suo profumo. Olfatto e vista sono i sensi collegati alla parola Rosa.

Ora pensate alla parola ghiaccio. Nella vostra mente si creerà l’immagine di un cubetto di ghiaccio o di una lastra ghiacciata che ricopre il lago di un paesaggio scandinavo. Ad ognuno di noi la parola ghiaccio forma un’immagine differente ma la sensazione che ci accomuna è quella del freddo.

Come vedete una semplice parola può evocare immagini, sensazioni, musica, odori.
Ma il punto è: siamo certi di conoscere il significato delle parole?

Chi scrive deve preoccuparsi del significato della parola che usa, e non mi riferisco a parole difficili, ma a quelle parole che usiamo quotidianamente e del quale conosciamo due o tre significati ignorando le altre accezioni e la ricchezza delle sfumature.

Prendiamo ad esempio la parola STIZZA.

Alcuni se la potrebbero confondere con la STRIZZA, la paura.

Ma vediamo cosa dice Lo Zingarelli:

  1. Irritazione acuta ma di breve durata, dovuta spec. a scontentezza, contrarietà, impazienza: rodersi di stizza; essere pieno di stizza; avere, provare stizza di qlco.; l'ira… gonfia di stizza negli occhi e nel viso (ALBERTI).
  1.  (tosc.) Ghiandola che il pollo ha sul codrione: Gettate via la testa, le zampe, la stizza, e gl'intestini (ARTUSI).                                                                                               

La nostra STIZZA presente inoltre delle sfumature che è bene apprendere nel caso stiate descrivendo una situazione di collera:

stizza - dispetto - irritazione - collera Un'irritazione acuta ma di breve durata, dovuta specialmente a scontentezza, contrarietà, impazienza, si dice stizza. Sempre di durata limitata è il dispetto, che però è permeato di solito da una vena di invidia, o di disappunto per un obiettivo mancato. Irritazione descrive un risentimento più vivo e di durata maggiore, provocato da un comportamento ritenuto particolarmente fastidioso, inopportuno, scorretto. Decisamente violenta è invece la collera, risentimento e sdegno incontrollabili che si manifestano in forme scomposte e anche aggressive.                                                                                                   [Lo Zingarelli]
  
Pertanto, se una parola di uso comune, non viene inserita al posto giusto, può compromettere il significato di una frase.

Mi è capitato di leggere romanzi nel quale lo scrittore usa uno stile ricco di vocaboli difficili, costringendomi a spezzare la lettura per consultare il vocabolario. Basterebbe usare termini di uso comune purché la parola sia ricercata e posta in un modo accurato: ne guadagnerebbe di gran lunga l’attenzione del lettore.

E voi, quando scrivete, cercate di far colpo con termini inusuali?



16 commenti:

  1. Io di solito invece cerco di inserire vocaboli il più comuni possibili, si è vero di tanto in tanto metto vocali desueti, ma lo faccio (o almeno cerco di farlo) in maniera di non rallentare la trama.
    Perchè non è importante solo quello che si dice ma anche come lo si dice.
    Ciao.

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  2. @Nick: la penso esattamente come te.

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  3. Ci sono dei vocaboli, anche semplici, dei quali mi accorgo leggendo che non uso quando scrivo.
    Ecco, quelli cerco di farli miei.
    Esempi: sghembo, irragionevole e da oggi stizza.

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    1. @Hombre: mi fa piacere comprendere che questo post ti sia servito. Grazie

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  4. Vero. È da 10 anni che cerco di ficcare "pingue" da qualche parte, ma non ho mai trovato il posto giusto. In generale, autori giovani e inesperti tendono a inserire termini complicati (lo stesso vale, in modo un po' diverso, tra i musicisti). A volte, come fai notare, le parole semplici ingannano proprio perché si presume di conoscerne la sfumatura. A questo riguardo, può aiutare far leggere a qualcuno il testo.

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    1. @Salomon: ti ringrazio per avermi fatto conoscere un vocabolo nuovo: "pingue" non lo avevo mai sentito.

      Spero di far omaggio a chi non conoscesse la parola citarne la definizione:

      PINGUE=(agg.) 1.che ha molto tessuto adiposo: corpo p. -SIN. grasso, obeso.
      2 (est.) Fertile, ricco di vegetazione: la p. pianura padana.
      3 (fig.) Lauto, ricco, abbondante: un patrimonio p

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    2. Per la cronaca, dato che sembri molto attenta a queste cose, era il significato figurato a interessare le mie prodezze linguistiche! ^^

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    3. grazie della cronaca, non avevo proprio colto!

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  5. Io penso che non uso molti vocaboli e che dovrei usarne e conoscerne molti di più.. ultimamente con le parole ci ho litigato.. purtroppo.
    Bel post. A presto..Sibilla

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    1. @Sibilla: sicuramente la conoscenza di un maggior numero di vocaboli è necessario per riuscire ad ottenere un buon risultato in fase di revisione di un racconto.
      Io mi aiuto spesso con il dizionario, sia per scoprire parole nuove sia per approfondire quelle che già conosco.

      Grazie Sibilla

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  6. Le parole sono importantissime e i loro significati ancora di più. Mi sono occupata anch'io del tema in un guest post su "Penna blu" per celebrare l'importanza dei dizionari. Non si controlla mai abbastanza!

    A me piaciono molto le parole desuete, anche quelle che i dizionari segnalano come arcaiche... l'importante è però che siano al posto giusto, dove possono risultare poetiche e non inutili vagheggiamenti nel tentativo di mettersi in mostra.
    Tanto per riprendere il termine "pingue", si può dire nella prosa:
    I commensali scoprirono troppo tardi che il pingue pasto che avevano ormai terminato era avvelenato.
    Usare lo stesso vocabolo in un dialogo risulterebbe però artificioso, soprattutto se ambientato ai nostri giorni:
    - Cosa hai mangiato oggi?
    - Oh, un pasto davvero pingue, devo dire.

    Va beh, come al solito mi sono dilungata... bellissimo post!

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    1. @Romina: grazie a te per il tuo bel commento.
      Hai ragione sulla parola "pingue", utilizzarla nel linguaggio odierno dove i commensali sono alla ricerca di cibi sempre più raffinati, potrebbe creare uno spiacevole equivoco: "Che stiano portando in tavola del pinguino!?" - Sia mai!

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    2. Mi hai fatto venir voglia di fare un test... appena ne ho l'occasione uso questa parola in pubblico e vedo che cosa succede!
      Comunque, non preoccuparti, mi assicurerò che durante l'esperimento nessun pinguino perda la vita!

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    3. Grande idea, proverò pure io!

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  7. Ma per caso qualcuno (o qualcosa) ti ha fatto stizzire ultimamente? :)

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  8. @Orsa: hai fatto centro! Ultimamente sono circondata da 'stizzatori'

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